| BD-Fil Festival del fumetto di Losanna |
|
| Scritto da Raffaele Garcea |
| Giovedì 17 Settembre 2009 09:00 |
|
Approfittando della relativa vicinanza da casa, appena 230 chilometri di autostrada, sabato scorso sono andato a Losanna, in occasione della quinta edizione del BD-FIL, il festival del fumetto che si è tenuto in quella ridente cittadina della Svizzera Romanda dall'11 al 13 di questo mese. Al centro Arlaud c'erano le sezioni che ospitavano gli editori, gli autori e le fumetterie, con un ampio spazio dedicato all'antiquariato e all'usato. Pochi i gadget, per lo più legati al personaggio di Tin Tin.
Nella stessa sede anche due mostre, la prima sulla storica rivista SPIROU, con riproduzioni di 82 tavole dei numerosi artisti che ne sono stati ospitati nei 72 anni di pubblicazione, messe in scena in una cornice particolare. Sì, creata nel 1937 da Jean Dupois, la rivista, che ancora resiste in edicola, numero attuale 3726, ha visto passare sulle sue pagine tutti gli autori e i personaggi più famosi del panorama Franco-Belga. Fra i più conosciuti in Italia, ricordo ad esempio Cosey (Jonathan), Derib (Buddy Longway), Hermann (Jeremiah), e ancora Boucq, Loustal, Munuera (Spirou et Fantasio), Servais e Fournier. Fra i personaggi non ancora citati, chi non conosce il Marsupilami, Gaston la gaffe o Lucky Luke? L'altra mostra, davvero speciale, era dedicata alle scatole di fiammiferi come supporto di immagini, messe di fianco l'una all'altra o a formare simpatiche sculture, come tante vignette di una tavola a comporre le storie più incredibili. Si intitolava appunto "FIREBOXES, piccole scatole, grandi storie". 14 disegnatori si sono cimentati in questa avventura, disegnando sul retro delle scatole di fiammiferi. In altri edifici hanno avuto luogo le proiezioni di film di animazione. Presentata la selezione dei migliori film dal festival di Annecy 2009 e altri cortometraggi Svizzeri ed Europei. Sulla piazza stazionava il "Retro-bus" con le novità editoriali delle case editrici più conosciute, a disposizione per chi volesse fare una pausa lettura, con albi cartonati legati ad una catenella, uno per posto. Fidarsi è bene.... A margine del tutto, concerti e manifestazioni sul tema fumetto. Insomma, proprio una bella festa. Dopo aver dato uno sguardo alle varie sezioni, ho passato la maggior parte del mio tempo a chiacchierare con l'amico Fabio Romiti, in arte Wayne, l'organizzatore della manifestazione annuale di Uchronia Comics nella Svizzera Italiana, della quale vi parlerò a breve in un altro articolo, presente a Losanna per promuovere gli albi di "Dago in Ticino" disegnati dallo straordinario Carlos Gomez su sceneggiatura di Robin Wood, e tradotti per l'occasione anche in Francese. Al suo stand presenti anche i simpaticissimi Beniamino Delvecchio, di cui ho molto apprezzato la colorazione ad acquerello di una copertina di Dago e Costantin Curelaru, in arte Costel, a presentare i loro lavori e, il secondo in particolare, anche a cercar fumetti mancanti alle proprie collezioni. Fra i molti italiani passati allo stand, alcuni ragazzi di Livorno venuti a mostrare i loro disegni agli editori francesi, molto bravi davvero, faranno strada; poi alcuni collezionisti di fumetti e perfino un lettore che ci ha raccontato di quando era a Milano negli anni 70 e molti studenti universitari si dilettavano a scrivere sceneggiature per Diabolik. Fra gli incontri a cui ho assistito sabato, uno molto interessante con Jan (o Jean) Van Hamme, Grzegorz Rosinski e Philippe Aymond, di cui vi riporto le parti essenziali, ci aiuta a conoscere un po' questi mostri sacri del panorama Franco-Belga. L'incontro è stato impostato come occasione per il pubblico di porre domande agli autori. Il più giovane del trio, Philippe Aymond non ha avuto molto spazio, la scena è stata quasi tutta per Van Hamme (XIII, Thorgal e Largo Winch i suoi personaggi più famosi). Alla domanda sul rapporto fra sceneggiatore e disegnatore, Van Hamme ha parlato della maionese... sì, avete letto bene. Un'allegoria per indicare che se fra i due c'è una buona intesa, il lavoro viene fuori bene, perchè non basta avere tutti gli ingredienti per la maionese, bisogna anche metterli insieme nel modo giusto, affinchè questa riesca. Preso dalla foga allegorica, dalla maionese è poi passato al circo... se tutto funziona come si deve, lo spettatore non si accorgerà della fatica e del lavoro che c'è dietro alle perfette esibizioni dei trapezisti, che sembrano volteggiare in aria senza sforzo. Allo stesso modo il lettore di un fumetto non deve vedere il lavoro fatto dalla coppia sceneggiatore disegnatore ma goderne solo il risultato. Le domande meno apprezzate dalla coppia sono state quelle sulle influenze e sulle ispirazioni per le storie, a dire il vero non ho compreso la reazione un po' risentita di Van Hamme. Ha affermato che lui non si è mai lasciato influenzare dal mercato, legge molto e si guarda in giro quando cammina, così come fanno del resto tanti altri; le sue sceneggiature sono frutto della sua fantasia, certo è pressochè impossibile non ricevere spunti, ma è una cosa inconscia che deriva dalla propria formazione culturale e dalla vita che si conduce. Addirittura si lascia scappare che adesso è lui a fare tendenza. Ma la sua affermazione più strana è stata "La mia ispirazione sono i miei piedi"; ben inteso si riferiva all'essere sempre in movimento e ad osservare quello che c'è intorno. Ma allora, si fa influenzare? Rosinski è intervenuto dicendo che anche lui non conosce influenze esterne, perchè lui è il classico esempio di fumettista "vergine". Nato in Polonia nel 1941, da piccolo non sapeva nemmeno cosa fosse un fumetto, nel suo paese non ne esistevano. Giocava con quel poco che aveva sotto mano e ha cominciato a crearsi delle storie per sopperire alla mancanza di giocattoli, realizzando solo in seguito che faceva del fumetto, quando gli è capitato fra le mani un numero del giornale "Vaillant". Si ritiene quindi un pioniere, se non "il pioniere", del fumetto nei paesi dell'est. Insieme a pochi amici ha cominciato a disegnarli in Polonia, dando vita alla rivista "Relax", dopo aver assolto le sue scuole di grafica a Varsavia nel 1967, per la sola ragione che gli era stato vietato dalla sua famiglia, che riteneva il fumetto una cosa "da capitalisti". Ci tiene a precisare che tutto quello che è proibito, lo stimola. Dopo il cessato rapporto di lavoro con Van Hamme, che aveva paura di non aver più la freschezza necessaria per continuare a sceneggiare Thorgal, voleva smettere anche lui, poi ha fatto un patto con gli editori che gi hanno lasciato via libera. Con Van Hamme collaborava dal 1977. Conclude affermando che sa bene che le risposte che dà non hanno sempre molto a che vedere con le domande fatte, ma che lui ci teneva a dire quelle cose. Una giornata davvero piacevole, con tanta gente interessante. Unica nota dolente, i 32 franchi per 9 ore di parcheggio. Cara la Svizzera Francese, e sì, proprio cara... ma anche davvero bella.
|
| Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Settembre 2009 11:13 |




