Collezionismo Fumetti e libri Arriva il nuovo eroe straniero. E' bello, è forte, è giusto... ma come lo chiamo?
Arriva il nuovo eroe straniero. E' bello, è forte, è giusto... ma come lo chiamo?
Scritto da Andrea Paoloni   
Lunedì 11 Gennaio 2010 09:00

Daredevil

Ogni volta che mi reco in fumetteria, la prima cosa che faccio è scrutare nella sezione delle nuove uscite alla ricerca di titoli sconosciuti, speranzoso di trovarmi tra le mani un nuovo capolavoro.
Ed è questa speranza che mi spinge, quando ne trovo, a dargli una prima occhiata, a sbirciare il disegno e farmi un'idea sulla storia. E decidere se acquistarlo oppure no.
Per me il disegno è fondamentale, ma è il titolo il primo contatto tra il fumetto e il futuro (forse ) lettore.
Avere quindi un buon titolo, interessante, originale ma al contempo stesso capace di darci un primo indizio sulla storia ( il nome del protagonista, un’indicazione sull'ambientazione o il luogo dove si svolge l'avventura) è sicuramente di aiuto.
In questi ultimi anni, gli editori hanno cercato sempre di più di mantenere i titoli originali, scelta che personalmente condivido, ma che non sempre è possibile attuare, magari perché legati a nomi o detti indigeni e sconosciuti al resto del mondo.

Pensate ad esempio al Devil marvelliano, in inglese DareDevil ( "scavezzacollo" ma anche Diavolo con un chiaro gioco di parole ben evidenziato dalla doppia D del costume), impossibile da replicare in italiano dovendo anche giustificare la suddetta doppia D.
Per questo e altri motivi, alcuni dei quali a volte insospettabili, a volte arrivano in Italia opere con titoli tradotti con risultati alterni.
Così mentre quando si opta per una traduzione letterale il peggio che si possa ottenere è un titolo banale o privo di mordente, è quando si rimette tutto in gioco, alla ricerca di un titolo tutto nuovo che si corrono i rischi maggiori... e si ottengono risultati orrendi.
Certo, esistono anche casi contrari: uno su tutti "I cavalieri dello Zodiaco", traduzione tutta italiana del manga "Saint Seiya" ( Seiya è il nome del protagonista), approvata non solo dall'autore stesso, ma esportata felicemente anche in praticamente tutti i paesi occidentali.

I cavalieri dello zodiaco


La traduzione in questo caso non si è neanche fermata al titolo ma ha coinvolto anche i nomi dei personaggi, caratteristica spesso riscontrabile nei prodotti di origine orientale ma non certo loro esclusiva:
infatti, le eccezioni sono innumerevoli, come ad esempio Braccio di Ferro ("Popeye"), che non solo ha visto italianizzare i nomi dei personaggi, a volte persino in modo eccentrico, ma l’ha visto accadere per ben due volte, la seconda a cura dell'editore Bianconi. Pensate ad esempio all'antagonista per eccellenza del nostro eroe, Bluto diventato poi Timoteo...

Popeye

In questo contesto, come dimenticare tutti i personaggi Disney che in Italia hanno completamente rivisitato i loro nomi prima di sbarcare nelle nostre edicole?
Operazione, tra l'altro, perfettamente riuscita! Forse perché oramai saremo perfettamente abituati alle sonorità di nomi come Topolino e Paperino... e varianti varie a indicare altri personaggi storici e non della famiglia disneyana.
Tecnica questa, di utilizzare "varianti" o vezzeggiativi vari dei nomi dei protagonisti per nominare altri personaggi, abbastanza diffusa in Italia, al quale anche il succitato Braccio di Ferro ha avuto a che fare.
Spesso poi alcune traduzioni derivavano da trasposizioni cinematografiche dei personaggi, talvolta piuttosto particolari, soprattutto quando riferite ai personaggi comici dei film degli anni 20/30... basti pensare a Ridolini, o Cric e Croc, orripilante nomenclatura usata per riferirsi ai famosissimi Stanlio e Ollio.

Stanlio e Ollio

Altre volte invece rimane il dubbio del motivo stesso della traduzione... personaggi come The Phantom, divenuto "L'uomo mascherato", si sono rivelate scelte francamente poco felici viste con gli occhi di oggi... Basti pensare a QUANTI uomini mascherati conosciamo...
Non che il nome originale fosse molto fantasioso certo, ma aveva un suo fascino, abbastanza originale visto l'epoca e soprattutto più intricante e epico di un banale "uomo mascherato". Un po' come chiamare Superman l'uomo in calzamaglia con il mantello...

L'uomo mascherato

Cosa non molto distante dalla realtà a dire il vero. Infatti nelle prime italiche avventure il nostro uomo d'acciaio verrà ribattezzato in vari modi, da Ciclone a Nembo Kid, forse per eludere i diritti di immagine (prima), forse per evitare riferimenti al “superuomo” nel dopoguerra (dopo), scelta che porterà anche delle difficoltà non da poco agli stessi editori che si vedranno costretti a intervenire direttamente nelle tavole per cancellare la S di Superman dal costume del nostro eroe.
Solo dopo quasi trent'anni di pubblicazioni Superman diventerà Superman, per la gioia di tutti i suoi lettori.
Insomma, anche se le abitudini peggiori sembrano ormai alle spalle, spesso figli di un periodo come i primi decenni del 1900 dove l'anarchia la faceva da padrona, complice anche una politica di commercializzazione fatta in casa in cui il fumetto, visto come intrattenimento per bambini o adolescenti doveva avere un taglio abbastanza "infantile" e semplicistico, cosa che si rifletteva anche in nomi e titoli, c'è ancor oggi da stare attenti:
a questo riguardo vi racconterei un piccolo e vecchiotto aneddoto personale per giustificare questa mia strana e forse inutile divagazione nel mondo dei titoli e delle traduzioni... Da giovane appassionato di fumetti ero alla ricerca della pubblicazione italiana di "The dark Knight" di Miller e del suo seguito DK2... Ci ho messo un bel po’ nella mia beata ingenuità ( e ignoranza) a capire che la mia deduzione logica di ritenere "Il RITORNO del cavaliere oscuro" il titolo italiano di DK2 fosse completamente sbagliata...
Ma chiamarlo semplicemente "Il cavaliere oscuro" no eh? Mannaggia...

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Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Gennaio 2010 11:54
 
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